Bollettino SPI Vol. 17 - Issues 1, 2
Issue 1
Published in September 1978
- Ruggieri G. (1978)
 
Due ostracofaune dell’Emiliano (Pleistocene inferiore) argilloso del subappennino di Faenza
pp. 3-14
Vengono elencate due piccole ostracofaune, ritenute rappresentare significativamente la ostracofauna dell’Emiliano dell’Appennino settentrionale, provenienti da due campioni di argille di modesta profondita prelevati nel subappennino faentino in vicinanza di Pideura. Sulle 44 specie individuate, 2 sono descritte come nuove. Viene proposto un nuovo genere (Procytherideis).
- Azzaroli A. (1978)
 
Fossil Mammals from the island Pianosa in the northern Tyrrhenian sea
pp. 15-27
Nell’Isola di Pianosa si possono distinguere due faune di mammiferi fossili. La più antica proviene da brecce ossifere, la seconda da piccole grotte nelle
falesie costiere. La fauna delle brecce è cronologicamente eterogenea: comprende varie specie di erbivori e carnivori note anche
sul continente, e due sottospecie nane endemiche, rispettivamente di cervo e di bue, che necessariamente vissero dopo i loro
precursori di statura normale. L’immigrazione della fauna delle brecce risale a un momento imprecisato del tardo Pleistocene
(periodo glaciale di Wiirm). La fauna delle grotte, associata a industrie tardo-paleolitiche e neolitiche, non contiene specie endemiche. La sua immigrazione risale alle fasi finali del Pleistocene.
Viene discussa la posizione sistematica del bovide nano, una sottospecie endemica del bue selvatico, Bos primigenius
bubaloides De Stefano. In appendice viene discussa la nomenclatura del cavallo e viene sostenuta la validità del nome Equus caballus L.
- Bizzarrini F. & Braga G. (1978)
 
Upper Triassic new genera and species of fair and questionable Bryozoa and Chaetetida from the S. Cassiano Formation of the Dolomites (Eastern Alps)
pp. 28-48
The Authors inform about a remarkable tanathocenosis, rich particularly in Bryozoa, Porifera and Coelenterata, found in the Triassic of the Alpine Dolomites.
The specimens here studied preserve exceptionally an aragonitic composition and varied paleohistological ultrastructures.
The associations of Bryozoa Cyclostomata and Chaetetida found in the Seeland beds (S. Cassiano Fm., Upper Specie Valley, Bolzano district) were studied either with traditional methods or with the aid of Scanning Electron Microscope (SEM).
The Authors point out the problems caused by the utilization of ultrastructures identified with the aid of S.E.M. in the Systematics and the criteria followed in order to solve such problems.
Two new genera (Seelandia and Cassianopora) and four new species of Bryozoa («Ceriopora» montisspeciei, Seelandia annosciai, Seelandia lagaaiji and Cassianopora giulinii) are here described and figured.
A new species of Chaetetid, Blastochaetetes dolomiticus, is here described and figured.
- Sirotti A. (1978)
 
Discocyclinidae from the Priabonian type-section (Lessini Mountains, Vicenza, Northern Italy)
pp. 49-67
As a first contribution of a study of the Italian Discocyclinidae, ten species from the Priabonian type-section are described and illustrated. The stratigraphic range of the Discocyclinidae as well as of all other macroforaminifera found, is given together with some remarks on the faunal assemblage.
- Sprovieri R. (1978)
 
I Foraminiferi benthonici della sezione plio-pleistocenica di Capo Rossello (Agrigento, Sicilia)
pp. 68-97
Nel presente lavoro viene discussa la associazione a foraminiferi benthonici riconosciuta in 91 campioni raccolti lungo la intera sezione plio-pleistocenica affiorante a Capo Rossello, presso Agrigento, in Sicilia. Sulla base di questo studio è stato possibile mettere in evidenza una successione di comparse e di scomparse di specie che possono essere considerate utili eventi biostratigrafici per una zonazione basata sui foraminiferi benthonici. Un confronto con altre successioni italiane di età basso-pliocenica ha messo in evidenza interessanti differenze tra le sezioni di influenza occidentale (tirrenica) e quelle di influenza orientale: tali differenze possono forse essere imputate a soglie che impedivano la libera circolazione delle correnti di fondo tra la parte occidentale e la parte orientale del Mediterraneo. A partire dal Pliocene medio sono poi stati individuati quattro intervalli stratigrafici in corrispondenza dei quali si manifesta una drastica riduzione nel numero di specie benthoniche presenti nei campioni: essi sono stati messi in relazione con altrettanti periodi di stagnazione.
La evoluzione tettonica del bacino è stata ricostruita dando una valutazione della batimetria e delle sue variazioni durante l’arco di tempo del quale la sezione è l’espressione sedimentaria; definita, dove possibile, la velocità di sedimentazione, è stata anche calcolata l’entità della subsidenza, in corrispondenza di vari intervalli della sezione: in particolare sono stati individuati due «momenti» di particolare intensità tettonica, uno localizzato in un intervallo stratigrafico posto a cavallo del limite tra la zona a Globorotalia margaritae margaritae e la zona a Globorotalia margaritae–Globorotalia puncticulata, con un abbassamento del fondo marino di circa 200 metri (assestamento isostatico?), l’altro riconoscibile nell’intervallo corrispondente alla parte alta della zona a Globigerinoides elongatus e alla parte bassa della zona a Globorotalia inflata, a che continua, con minore intensità, fino alla parte bassa della zona ad Arctica islandica: in seguito a tale fase tettonica si ebbe un sollevamento del fondo marino di circa 600 metri.
Il limite plio-pleistocenico è stato discusso con particolare attenzione ed è stato posto in coincidenza della brusca comparsa di frequenti individui sinistrorsi di Globigerina pachyderma (Ebremberg). In coincidenza di tale evento è stato possibile riconoscere la comparsa di Globigerina megastoma cariacoensis Bolli & Rögl. E’ stato infine discusso il superpiano Rosselliano, con particolare riferimento al suo stratotipo (la sezione qui studiata) quale proposto da Cita & Decima (1975): alcune incongruenze in corrispondenza dei limiti inferiore e superiore rendono impreciso il significato di tale stratotipo.
- Venturi F. (1978)
 
Ammoniti della “Corniola” del monte Catria (Appennino Marchigiano)
Un orizzonte fossilifero, attribuibile all’intervallo Lotharingiano sup. – Carixiano inf. 
pp. 98-117
Vengono descritti alcuni ammoniti significativi per la biostratigrafia della «Corniola» dell’Appennino
Centrale.
Tra questi viene proposto un nuovo genere (Catriceras, Sottofam. Acantbopleuroceratinae Arkell, 1950), a cui viene attribuita una nuova specie, Catriceras catriense. Vengono istituite inoltre due nuove specie, (?) Exomiloceras catriense e (?) Audaxlytoceras varicosum.
- Buccheri G. (1978)
 
Pteropoda Euthecosomata ed Heteropoda (Mollusca, Gastropoda) in sedimenti batiali pleistocenici della East Yucatan Scarp (Mar dei Caraibi)
pp. 118-141
È stata studiata una fauna pleistocenica a pteropodi ed eteropodi proveniente da biocalcareniti dragate
nella East Yucatan Scarp (Mar dei Caraibi) a profondità di 500-700 metri. Sono state identificate 12 specie ed una sottospecie di Pteropodi e due specie di Eteropodi — tutte trattate nella parte sistematica — fra le quali Clio cuspidata, Diacria quadridentata orbignyi, Cavolinia longirostris f. strangulata, Cuvierina columnella e Atlanta peronii citate per la prima volta nel Pleistocene dell’area dei Caraibi.
Dal punto di vista climatico è risultato che la fauna è di tipo temperato, temperato-caldo per la presenza di specie caratteristiche in tal senso e per la assenza di specie «fredde». Ciò viene avallato dal rinvenimento, in associazione, di taluni taxa di foraminiferi planctonici indicatori delle suddette condizioni.
È stata inoltre ipotizzata una correlazione con una oscillazione temperato-calda compresa nella zona «X» di Ericson e Wollin (1968) e nello «stage 5» di Emiliani (1966, 1971a) delle curve climatiche standard per l’area dei Caraibi.
Dal punto di vista stratigrafico, la presenza di alcuni markers dei foraminiferi, in particolare, ha consentito di definire l’eta pleistocenica sup. dell’associazione faunistica ricadendo questa nella sottozona a Globigerina calida calida della zona a Globorotalia truncatulinoides.
In conclusione, è stato possibile diagnosticare sedimenti di età intorno ai 100.000 anni assai ricchi in pteropodi di clima temperato-caldo laddove, nel Mar dei Caraibi, le faune a pteropodi più abbondanti — negli ultimi 120.000 anni — sono ritenute pertinenti solo ai periodi freddi.
Issue 2
Published in March 1979
- Landini W. & Menesini E. (1978)
 
L’ittiofauna plio-pleistocenica della sezione della Vrica (Crotone – Calabria)
pp. 143-175
Viene qui studiata l’ittiofauna plio-pleistocenica della sezione della Vrica, in cui è bene esposta una successione stratigrafica continua costituita da argille grigie marnoso-siltose, nelle quali sono intercalati diversi livelli sapropelitici.
L’Ittiofauna è stata raccolta in 9 livelli sapropelitici, parte pliocenici parte pleistocenici. Le specie determinate sono 23 le quali, fatta eccezione per Engraulis encrasicholus macrocephalus n. subsp., sono attualmente tutte viventi nella regione mediterranea. Lo studio del complesso ittiofaunistico ha permesso di stabilire che la profondità era superiore ai 500 m; inoltre l’analisi della variabilità della distribuzione verticale di alcune specie ha indotto all’ipotesi di una oscillante estensione verticale della anaerobicità propria del fondo.
- Wild R. (1978)
 
I rettili volanti (Reptilia, Pterosauria) del Trias Superiore di Cene presso Bergamo, Italia
pp. 176-256
Nel Calcare di Zorzino del Triassico Superiore (Norico) di Cene, presso Bergamo, in Italia, sono stati ritrovati finora 6 scheletri o resti
scheletrici di pterosauri. Essi appartengono a due specie: Eudimorphodon ranzii ZAMBELLI e Peteinosaurus zambellii n. gen. n. sp. Le due specie si differenziano principalmente per le proporzioni dello scheletro e per il tipo di dentatura. Eudimorphodon possiede denti impiantati a disposizione tecodonte, a una, tre e cinque cuspidi. La mandibola è formata da 6 elementi. La colonna vertebrale è composta da 8 vertebre cervicali, 12 toraciche, 2 lombari, 4 sacrali saldate insieme e circa 35 caudali. Lo sterno è quadrangolare e ha una forte cristospina anteriore; è provvisto su entrambi i lati di aree di attacco per 8 coste sternali cartilaginee. Queste collegano le coste toraciche allo sterno. La prima falange del dito dell’ala è più lunga dello zeugopodio. Il carpo è formato da ?6 ossicini, il tarso da 2. Peteinosaurus presenta nella parte posteriore della mandibola numerosi piccoli denti, impiantati a disposizione subtecodonte, compressi lateralmente, provvisti anteriormente e posteriormente di spigoli taglienti. Nella parte anteriore della mandibola si trovano pochi grandi denti. La mandibola è formata da 6 elementi, il prearticolare non è sicuramente riconoscibile. Ci sono 13 vertebre toraciche, 2 lombari, 3 sacrali non saldate insieme e circa 30 caudali. La prima falange del dito dell’ala è più corta dello zeugopodio. Il carpo di Peteinosaurus è probabilmente formato da 5 elementi, il tarso da 4. Entrambe le specie presentano ossicini sesamoidi tra l’ultima e la penultima falange delle dita della mano nella parte dorsale. In tutte le altre caratteristiche morfologiche dello scheletro come pure nel numero delle falangi della mano e del piede Eudimorphodon e Peteinosaurus corrispondono agli pterosauri del Liassico finora conosciuti: Dimorphodon, Dorygnathus e Campylognathoides.
Peteinosaurus è il più primitivo tra gli pterosauri, avendo un’ala lunga solo il doppio dell’arto posteriore (mentre in tutti gli altri pterosauri è lunga più del triplo). È l’antenato diretto di Dimorphodon del Liassico Inferiore dell’Inghilterra. La famiglia Dimorphodontidae rappresenta una linea evolutiva indipendente degli pterosauri. Un’altra linea evolutiva è documentata da Eudimorphodon a volo battente attivo, già altamente specializzato. Eudimorphodon presenta rapporti di parentela con Campylognathoides del Liassico Superiore.
Tra i 4 esemplari di Eudimorphodon si trova anche una forma giovanile. Si differenzia dagli esemplari adulti nella struttura del cranio, nella dentatura e nella crescita allometrica dello scheletro postcraniale. L’allungamento del muso con l’eta procede di pari passo con un aumento del numero e con un cambiamento nella forma dei denti, in seguito alla sostituzione dei denti tricuspidati con denti ad una cuspide, e di quelli a cinque cuspidi con denti tricuspidati.
Il contenuto fossile dello stomaco di Eudimorphodon, come pure la forte usura dei denti, lo indicano come un attivo predatore di pesci. Eudimorphodon si nutriva principalmente di Parapholidophorus, il pesce più comune a Cene. Si suppone invece che Peteinosaurus fosse un insettivoro per la sua dentatura a lama di sega senza tracce di usura dei denti.
Tutte le due specie di pterosauri vivevano nella zona lagunare dell’area di Cene. Eudimorphodon cacciava le sue prede probabilmente tuffandosi. Il piede è palmato, con il quinto dito opponibile, che serviva più alla distensione della membrana del piede che a quella dell’uropatagio. La lunga coda aveva funzione di sostegno nell’arrampicaggio, di propulsione in avanti e di timone nell’aria e nell’acqua. Le posizioni relative degli scheletri e dei resti scheletrici nel sedimento indicano un deposito in condizioni di acque tranquille.
La derivazione degli pterosauri dai tecodonti sembra dubbia. Anzi le dimensioni, le caratteristiche morfologiche dello scheletro, l’età geologica e la precoce radiazione degli pterosauri sono dati che parlano in favore di una loro discendenza dagli eosuchi. Per l’omeotermia, il rivestimento simile a «peli», il cervello simile a quello degli uccelli e la capacità di volo attivo, gli pterosauri hanno un grado di evoluzione più alto rispetto agli arcosauri; ciò potrebbe giustificare la loro elevazione al rango di classe indipendente dei vertebrati. 
- Landini W. & Menesini E. (1978)
 
Una nuova forma di Teleosteo (Tavania crotonensis n. gen., n.sp.) del Pliocene superiore italiano
pp. 257-261
Nei livelli sapropelitici b e d (Pliocene superiore) della Sezione della Vrica, insieme ad altre specie già studiate (Landini, W., Menesini, E., 1977 e 1978), è stata rinvenuta una nuova forma appartenente alla fam. Serranidae, sulla quale abbiamo istituito il nuovo genere e la nuova specie Tavania crotonensis.
- Gaetani M. & Fois E. (1978)
 
A new and unusual Coelenterate from the Carnian of Dolomites (Italy)
pp. 262-271
A new genus of Coelenterate from the Carnian of Dolomites is described. It comprises a ramose colony of branches and small tubules, surrounding a central tubule which does not appear to be connected to them. The colony is up to 7 cm long and up to 1.5 cm wide. The tubules have an imbricate external wall. They are subdivided by « septum »-like inflections which average 5 to 10 in number. The tubules have no coenosteum, tabulae or columella.
- Laghi G.F. & Russo F. (1978)
 
Struttura ed architettura delle piastre di Chiton olivaceus Spengler (Polyplacophora, Mollusca)
pp. 272-291
Sono state analizzate piastre di Chiton olivaceus Spengler sia attuali del Mediterraneo (Secche della Meloria, Livorno), sia fossili del giacimento tortoniano di Montegibbio (prov. di Modena).
È stata stabilita la natura aragonitica degli elementi scheletrici con l’analisi diffrattometrica delle polveri ed è stato eseguito lo studio istologico dello sclerotessuto sia al microscopio ottico, sia al SEM.
È stata riconosciuta una successione di 7 strati caratterizzati da « strutture » (sensu Mac Clintock, 1967) diverse riconducibili ai seguenti tipi fondamentali: omogenea (sensu Boggild, 1930), trabecolare (sensu Ogilvie, 1896), lamellare incrociata  (sensu Mac Clintock, 1967).
Gli strati suddetti corrispondono solamente in parte a quelli indicati dagli Autori.
Abbiamo localizzato un myostracum palleale e myostraca relativi ad altri muscoli.
Non risultano, infine, differenze morfologico-strutturali tra i campioni fossili e quelli attuali qui esaminati.