Bollettino SPI Vol. 3 - Issues 1, 2

Issue 1

Published in 1964

  • Parea G.C. (1964)

Inocerami nel flysch calcareo di Imperia

pp. 3-7

Abstract

Vengono illustrate quattro valve incomplete di Inoceramo, probabilmente riferibili all’Inoceramus regularis d’Orbigny, raccolte nel flysch calcareo di Imperia in una cava nei pressi del Km 41,300 della statale del Col di Nava.

  • Parea G.C. (1964)

Le presunte orme di tetrapode nell’alberese di Pontassieve in Provincia di Firenze

pp. 8-11

Abstract

Viene dimostrato the le tracce organiche visibili in alcuni strati dell’alberese di Pontassieve presso Firenze, già interpretate come orme di tetrapodi (Migliorini, 1947), sono sbocchi di gallerie di limivori eliminando così la necessita di ritenere tale roccia un deposito di mare basso.

  • Crescenti U. (1964)

Note biostratigrafiche sul Miocene medio del Molise occidentale

pp. 13-19

Abstract

Lo studio micropaleontologico di alcune serie mioceniche di superficie del Molise occidentale ha permesso di riconoscere due grandi unità biostratigrafiche, che dallo alto al basso sono: cenozona a Globorotalia menardii e cenozona a Orbulina universa, rispettivamente riferibili al Tortoniano e all’Elveziano.

Una ulteriore distinzione è possibile nell’ambito della cenozona a Orbulina universa, ove si riconoscono due subzone: una superiore senza o con rarissime Globoquadrine, ed una inferiore con Globoquadrine.

  • Serpagli E. (1964)

Ritrovamento di flysch tipo M. Sporno nell’Appennino modenese: osservazioni geopaleontologiche

pp. 20-37

Abstract

Vengono segnalati nell’Appennino modenese affioramenti di flysch calcareo-marnoso con brecciole nummulitiche. Dopo un breve sguardo ai diversi tipi di flysch affioranti nella regione, viene discusso l’aspetto micropaleontologico del flysch calcareo-marnoso quale appare sia dai lavati dei livelli marnosi sia dalle sezioni sottili dei livelli calcarei intercalati. Sono infine rapidamente esaminate le possibili correlazioni di tale tipo di flysch con altri simili dell’ Appennino settentrionale,

  • Dieci G. & Russo A. (1964)

Ostracodi tortoniani dell’Appennino settentrionale (Tortona, Montegibbio, Castelvetro)

pp. 38-88

Abstract

Sono descritte ed illustrate 83 specie di Ostracodi tortoniani provenienti dai depositi classici di Montegibbio e di Tortona, e da Castelvetro.

Tutte le specie di Ostracodi di Montegibbio (57) e di Castelvetro (5) sono citate per la prima volta dal deposito. Per il Tortoniano di Tortona 50 specie su 56 sono descritte per la prima volta dal deposito.

Gli aspetti delle tre faune vengono considerati comparativamente, anche dal punto di vista paleoecologico.

  • Serpagli E. (1964)

Primo studio di Dinoflagellati e Istricosferidi del Mesozoico italiano (Cretaceo superiore, Appennino settentrionale)

pp. 89-109

Abstract

Vengono descritti e illustrati i microrganismi di sedimenti marini del Cretaceo sup. (Cenomaniano-Turoniano) dell’Appennino settentrionale appartenenti ai Dinoflagellati (inclusi gli Istricosferidi) e agli Acritarcha di incerta posizione sistematica. Viene inoltre discusso il significato stratigrafico del risultati.

Issue 2

Published in 1964

  • Hall Jr., C.A. (1964)

Middle Miocene Conus (Class Gastropoda) from Piedmont, northern Italy

pp. 111-171

Abstract

Of the 44 species and 216 varieties of Conus recognized by Sacco from Burdigalian and lower Helvetian rocks of the Piedinont region in northern Italy, there are 33 valid species. These include at least 15 sympatric species from a single locality, and 11 that are now known only from Italy.

To judge from the present-day bathymetric distribution of Conus, almost all of the fossil species probably lived in water less than 20 meters deep. Considering the present-day geographic distribution of cones, and the other molluscs associated with them, it tentatively suggested that the sea-surface temperature of the water in which the Miocene cones lived was at least 20°C for six months of the year.

Many factors played a role in the speciation of the Miocene Conus of Italy and those suggested here are doubtless only a few. Detailed studies of the ecology of present-day Conus by Kohn and others suggest that the Middle Miocene species of Conus from Piedmont most probably lived in different microhabitats, as do many living Conus. Their present-day food requirements suggest that food specialization may have been a dominant isolating mechanism, depending on the microgeographic distribution or the microhabitat of the prey. There may have been microadaptations, in terms of food bias and other ecologic factors, among species within microhabitats of the same region that resulted in segregation. The possibility that local populations acquired isolating mechanisms such as food preferences, breeding differences, etc. while in the same region is strengthened by the 11 species that are known only from Italy. However, geographic speciation may have been the dominant mode of differentiation for most of the species. New areas of habitation were opened to Conus during the Burdigalian. Populations could have become isolated in new regions due to, for example, the distance from the parent species. Following isolation and after the establishment of sympatry selective pressures could have strengthened the population differences.

Many of the Piedmont Conus may have occupied microhabitats on a littoral and shallow neritic shelf crowded with life. Perhaps there were times of abrupt discharge of coarse clastic material from the mouths of streams, or there was submarine sliding, and the Conus and nearshore organisms were swept into a deeper sedimentary environment.

  • Farinacci A. (1964)

Microrganismi dei calcari “maiolica” e “scaglia” osservati al microscopio elettronico (Nannoconi e Coccolithophoridi)

pp. 172-181

Abstract

L’osservazione delle micriti «maiolica» e «scaglia» al microscopio elettronico ha messo in evidenza l’origine organogena di queste rocce costituite essenzialmente da nannoplancton. La «maiolica» contiene quasi esclusivamente Nannoconi, mentre la «scaglia» Coccolithophoridi. Grazie ai forti ingrandimenti raggiungibili col microscopio elettronico si è potuto affrontare il problema della classificazione dei Nannoconi rilevando la conspecificità di tutte le forme, anche se il prevalere della struttura sulla morfologia ha determinato una notevole variabilità. In appendice viene descritta la messa a punto della tecnica di preparazione della replica cromo-carbone.

Lavoro eseguito con il contributo del Comitato per le Scienze Geologiche e Minerarie del C.N.R.

  • Dieci G. (1964)

Radiolari cretacei delle “argille scagliose” di Puianello (Modena)

pp. 182-191

Abstract

Vengono descritte e figurate 13 specie di Radiolari delle «atrgille scagliose» di Puianello (Appennino modenese). Delle 9 specie note, o avvicinabili a specie note, 6 sono esclusive del Cretaceo. Di particolare interesse stratigrafico la presenza di Hexapyramis pantanellii Squinabol e Dictyomitra (D.) multicostata Zittel, exclusive del Cretaceo superiore. Mancano del tutto forme con gusci a sfere concentriche, comunissime nel Terziario.

  • Serpagli E. & Greco A. (1964)

Osservazioni preliminari su alcuni Conodonti ordoviciani e siluriani delle Alpi Carniche italiane

pp. 192-211

Abstract

Vengono descritte ed illustrate 29 specie di Conodonti provenienti da due livelli del Paleozoico inferiore della Carnia, datati rispettivamente all’Ordoviciano sup. (Ashgilliano) e al Siluriano.

  • Barbera C. (1964)

Sulla presenza del genere Aulacostephanus Tornquist 1896 (Subord. Ammonitina) nel Giurassico di M. Terminillo (F. 139, III, N. O.)

pp. 212-218

Abstract

In questo lavoro è descritto e figurato un individuo in giovane età di Ammonite appartenente al genere Aulacostephanus Tornquist 1896 e riferibile alla sottospecie Aulacostephanus (Aulacostephanoceras) eudoxus elegans Ziegler 1962.

L’esernplare è stato rinvenuto nel M. Terminillo e rappresenta il primo ritrovamento in Italia; il genere è stato segnalato in Europa, Asia, Messico e Madagascar; la sottospecie, esclusiva del Kimeridgiano inferiore, e stata rinvenuta solo in Europa del Nord ed in Inghilterra.

  • Dieni I. & Massari F. (1964)

Osservazioni sulla struttura del guscio di alcuni rappresentanti della famiglia Spirillinidae Reuss 1862

pp. 219-226

Abstract

Vengono prose m considerazione le strutture del guscio di varie specie di Spirillinidae del Valanginiano superiore ed attuali, e sono messi in evidenza alcuni dati riguardanti i rapporti tra i diversi tipi di strutture osservate.

In particolare si prospetta un’ipotesi sui legami intercorrenti tra i motivi strutturali ed i fenomeni che accompagnano il ciclo riproduttivo di Spirillina lucida Sidebottom,

  • Russo A. (1964)

Ostracodi langhiani del Pescale (Appennino settentrionale modenese)

pp. 227-251

Abstract

Vengono descritte ed illustrate 29 specie di Ostracodi langhiani provenienti da Valle del Pescale (Sassuolo, Modena). I risultati paleoecologici denotano un approfondimento del bacino durante il Langhiano.

Tutte le specie sono citate per la prima volta dal deposito.

Di esse 4 sono considerate nuove per la scienza: Bradleya (? ) saxolensis n. sp., Buntonia minima n. sp., Carinocythereis ruggierii n, sp., Saida (?) pulchra n. sp.