Collezione di Geologia "Museo Giovanni Capellini" - Sistema Museale di Ateneo, Università di Bologna (Emilia Romagna)

Dall’Ammonite all’Ammonia, la storia della Micropaleontologia nella Collezione di Geologia “Museo Giovanni Capellini” – Sistema Museale di Ateneo, Università di Bologna

Via Zamboni 63, 40126 Bologna (BO)

La Collezione di Geologia “Museo Giovanni Capellini” del sistema Museale di Ateneo dell’Università di Bologna ospita nelle sue 14 sale una delle più importanti collezioni paleontologiche in Europa con un allestimento sostanzialmente inalterato dalla fine dell’Ottocento. Il Museo fu sede del Secondo Congresso Geologico Internazionale nel 1881 e nelle sue sale fu fondata la Società Geologica Italiana.

Recentemente è stata allestita un’esposizione permanente dedicata alla micropaleontologia che permette di percorrere un viaggio nella storia di questa disciplina attraverso le testimonianze dei suoi più grandi maestri e in particolare di coloro che si sono occupati di foraminiferi. Il viaggio inizia con la scoperta dei primi microfossili, avvenuta all’inizio del Settecento a pochi chilometri dal Museo e termina alla metà del secolo scorso, quando la micropaleontologia divenne una disciplina imprescindibile nelle Scienze della Terra.

VETRINA I

La prima tappa di questo viaggio, illustrata nella prima vetrina, documenta la scoperta dei microfossili, avvenuta grazie a Jacopo Bartolomeo Beccari (1682-1766) che descrisse dei foraminiferi fossili in alcuni campioni – qui esposti – provenienti dalla collina dell’Osservanza, a Sud di Bologna. L’osservazione al microscopio mostrò numerose minuscole conchigliette avvolte a spirale che chiamò “Corni d’Ammone”, ispirandosi all’antica divinità egizia e li considerò dei microscopici molluschi appartenenti al genere Nautilus. Un antico manoscritto documenta che Beccari illustrò i risultati delle sue ricerche all’Accademia delle Scienze di Bologna il 4 marzo 1711, con ciò fondando la Micropaleontologia. Egli descrisse poi dettagliatamente i suoi “Corni d’Ammone” in un successivo articolo del 1731. Poco dopo, nel 1739, Janus Plancus disegnerà questi esemplari e le sue immagini, esposte nel volume originale, saranno utilizzate da Linneo nel 1758 per istituire la specie descritta da Beccari dedicandogliela: il “Nautilus beccarii Linnaeus, 1758”. Nel 1772 venne assegnato il nome attuale: “Ammonia beccarii”.
Nella vetrina è anche esposto quello che è tradizionalmente considerato il microscopio di Beccari, sebbene non vi siano prove certe. Si tratta di un antico microscopio composto ancora funzionante, attribuito a Giuseppe Campani (1635-1715). Beccari purtroppo non descrisse il suo microscopio, tuttavia nel testamento, letto il 19 gennaio 1766, lasciò all’Accademia delle Scienze il microscopio in suo possesso e specificò che precedentemente questo era appartenuto al Malpighi, il padre dell’osservazione microscopica in medicina. I microscopi di Campani sono ritenuti i primi ad essere usati in campo medico, suggerendo che questo possa essere stato realmente utilizzato dal Malpighi e quindi dal Beccari. Il microscopio è corredato da alcuni porta campioni settecenteschi in avorio per microscopia.

VETRINA II

La seconda vetrina è dedicata ad Alcide d’Orbigny (1802–1857), il più celebre fra i micropaleontologi, ha coniato la parola “foraminiferi”, ha descritto centinaia di nuove specie ed è stato il primo a riconoscere l’importanza e a prevedere il ruolo che questi organismi avrebbero occupato nelle Scienze della Terra. E’ stato inoltre il primo a classificarli nel 1826, in un volume che ha dato una svolta alla micropaleontologia, il “Tableau méthodique de la classe des Céphalopodes”. Per illustrare questo lavoro d’Orbigny ha realizzato 73 tavole a colori, in gran parte inedite e 100 modelli ingranditi di foraminiferi. Delle numerose testimonianze che il Museo Capellini conserva di questo studioso, sono qui esposte una delle raccolte originali di modelli di foraminiferi (seconda edizione, 1843), le otto tavole pubblicate del “Tableau méthodique” e una versione manoscritta dello stesso “Tableau”, il “Tableau Berthelin-Fornasini”. Questo testo comprende 51 tavole inedite accuratamente copiate da Georges Berthelin, dai disegni originali di d’Orbigny, alla fine del XIX secolo e da questi lasciato in eredità al micropaleontologo bolognese Carlo Fornasini che pubblicherà le specie inedite raffigurate nelle tavole nel corso della sua carriera.

VETRINA III

La terza vetrina raccoglie parte della collezione di Carlo Fornasini (1854-1931), il più importante micropaleontologo italiano della fine dell’Ottocento. Egli lavorò in queste stanze, nell’allora “Reale Istituto Geologico” e fu fra i fondatori della Società Geologica Italiana nel 1881. Fu anche segretario al Congresso Geologico Internazionale di Berlino (1885) e Londra (1888), descrisse oltre 60 nuove specie di microfossili e pubblicò più di 100 articoli. La sua vasta collezione, di cui è esposta solo una minima parte, consiste di centinaia di tubini di vetro e porta campioni in cartone rosso, gli “slide rossi di Fornasini”, dove lo scienziato classificava i suoi esemplari. Purtroppo numerosi esemplari della collezione, inclusi molti tipi di riferimento delle specie che istituì, sono andati perduti.

VETRINA IV

La quarta vetrina è dedicata all’iconografia micropaleontologica settecentesca e ottocentesca, per mostrare come numerosi studiosi del passato curassero le illustrazioni di questi microrganismi, fino a rendere alcune loro tavole delle vere opere d’arte. Per esempio, è esposta una delle monumentali opere del tardo Settecento dell’abate toscano Ambrogio Soldani (1736-1808), dove sono presenti centinaia di ottime immagini di foraminiferi, E’ inoltre possibile osservare quello che può essere considerato l’insuperato capolavoro di iconografia dei foraminiferi, pubblicato da Henry B. Brady del 1884. Questo studioso illustrò in modo estremamente accurato i foraminiferi raccolti nei fondali oceanici durante una delle prime spedizioni oceanografiche e si avvalse spesso del colore per mostrare le variazioni cromatiche che osservava nei suoi esemplari e che tuttora caratterizzano alcune specie. E’ anche presente uno slide originale di Brady per permettere il confronto diretto fra l’esemplare e le stessa specie illustrata nelle tavole.

VETRINA V

La quinta vetrina mostra la pregevole raccolta di oltre 100 specie di nummuliti della “Collezione Hantken” donata al museo nel 1881. Il Prof. Hantken, considerato il fondatore della micropaleontologia ungherese, preparò nella seconda metà del XIX Secolo una raccolta di oltre 1000 esemplari di nummuliti, accuratamente custoditi entro magnifici slide verdi e che attualmente sono ospitati in diversi musei europei. I suoi famosi preparati gli valsero la medaglia d’oro all’Esposizione Universale di Vienna del 1873.
Nella stessa vetrina è anche esposto uno storico modello di Nummulites, basato sulla classica illustrazione pubblicata da Karl A. Zittel nel 1876 e utilizzato per scopi didattici. Questo modello permette di osservare le complesse strutture interne del fossile attraverso il taglio di tre sezioni ortogonali passanti dal centro. Dal confronto con analoghi modelli ospitati in diversi musei europei, si ritiene che questo sia stato acquistato da A. Krantz in Germania, nel primo dopoguerra.

VETRINA VI La sesta vetrina è dedicata alla  micropaleontologia a foraminiferi della prima metà del XX Secolo, in un periodo in cui lo studio dei microfossili ebbe la massima espansione sotto l’impulso dell’industria petrolifera che vedeva nella micropaleontologia uno strumento estremamente efficace per la ricerca di idrocarburi. Questa importanza economica va di pari passo con l’impegno delle istituzioni accademiche per promuoverne l’insegnamento. L’esposizione comprende una raccolta di volumi e strumenti didattici e di ricerca del periodo, dal celebre trattato di Cushman “Foraminifera. Their Classification and Economic Use” (2a edizione, 1933) a un volume della prima edizione del “Catalogue of Foraminifera” di Brooks Ellis e Angelina Messina (1940), oltre a un microscopio con illuminatore del 1950. Particolarmente interessante è la raccolta di 50 modelli esterni di foraminiferi prodotta da Ellis nel 1950. L’autore illustra i pregi dei suoi modelli in un articolo pubblicato sulla rivista “The Micropaleontologist”, rimarcandone l’accuratezza, l’utilità didattica, la robustezza e anche il prezzo: 50 dollari.

Il viaggio nelle collezioni micropaleontologiche del “Museo Giovanni Capellini” potrebbe continuare: i suoi depositi ospitano ancora centinaia di esemplari di foraminiferi, modelli e volumi di grande valore scientifico e storico. Come ad esempio i preparati di famosi studiosi ottocenteschi come Brady, Goës, Karrer, Millett e Sherborn, oppure quelli più recenti di Bermudez, Bolli, Heron-Allen, Jenkins, Kennett e Parker.

Testi: Stefano Claudio Vaiani, Roberto Barbieri e Carlo Sarti
Immagini: Paolo Ferrieri