Bollettino SPI Vol. 16 - Issues 1, 2

Issue 1

Published in September 1977

  • Pittau P. (1977)

Palynological investigation of the Lower Tertiary Sardinia coal layers

pp. 3-14

Abstract

Some palynological investigations on the Sulcis (Sardinia) coal basin have been carried out. The material comes from two cores and from different outcrops in the surrounding area of the basin.
The examined material is not well preserved and some determinations are therefore only tentative.
The association is composed by several types of atypical Normapolles, Postnormapolles grains, pollen of palms and spores of tropical ferns. In the assemblage some similarities with the Lower Eocene of the Paris basin and with the Hungarian (Dorog basin) lower part of Middle Eocene have been observed. An interesting point is that the Lygodium facies is in association with «tranquillus» and Calamus type of palms, but not with Cicatricosisporites.
The age of the association is supposed to be Lower Eocene.

  • Accorsi Benini C. & Broglio Loriga C. (1977)

Lithiotis Gümbel, 1871 e Cochlearites Reis, 1903 I°. Revisione morfologica e tassonomica

pp. 15-60

Abstract

Nel programma di revisione a fini paleoecclogici delle malacofaune, caratteristiche della facies a « Lithiotis » (Giurese inferiore, Liassico), sono stati esaminati per primi i due generi più noti, Lithiotis Gümbel e Cochlearites Reis, rappresentati rispettivamente dalle specie L. problematica Gümbel e C. loppianus (Tausch). Morfologia, microstruttura, composizione chimica e tassonomia sono l’oggetto di questo primo contributo. Lo studio si è basato sulle collezioni originali di Boehm, Gümbel, Tausch e Reis e su collezioni inedite, depositate presso Musei italiani e stranieri e su altre, raccolte direttamente dagli autori. Per necessità di confronti sono state esaminate anche le malacofaune della stessa facies, provenienti da Timor, dal Marocco, dal Perù e dall’Oregon. La facies a «Lithiotis» caratterizza una parte della formazione dei calcari grigi, riferibile cronologicamente al Liassico medio e superiore pars. La malacofauna è reperibile nell’intervallo che comprende il Domeriano e la parte bassa del Toarciano (o passaggio Liassico medio-Liassico superiore Auct.). Cochlearites e Lithiotis formano separatamente tanatocenosi oligotipiche o monotipiche; sono contenuti in calcari micritici, spesso scuri e danno luogo talora a depositi di tipo bioermale di preferenza situati nella parte alta delle sequenze stratigrafiche. Raramente i fossili sono isolabili. I campioni di entrambi i generi sono rappresentati, di regola, dalle regioni umbonali delle valve di individui adulti, appartenenti spesso ad un medesimo individuo per Cochlearites. Di Lithiotis invece si trovano le regioni umbonali di valve singole e, anche in strato sono visibili sempre valve singole (VA). Entrambe le specie si fissavano al substrato per cementazione: C. loppianus con la valva sinistra, L. problematica con la VS o probabilmente anche con la VD.
Dal punto di vista morfologico sono stati esaminati in modo particolare gli elementi in rapporto con il legamento, dato che in passato questo ha rappresentato uno degli aspetti più dibattuti. In base alle conoscenze attuali, si avanza l’ipotesi che le due specie possedessero un legamento di tipo alivinvulare anfidetico che negli individui adulti di Lithiotis problematica Gümbel si spostava anteriormente. Per quanto riguarda quest’ultima specie, sono discussi anche la piastra solcata e il problema della valva libera. La prima è interpretata come una struttura che ricopre la parte mediana della lunga regione umbonale della valva fissa ed esiste in quanto il legamento aveva caratteri particolari e poteva inserirsi sul margine cardinale bilobato della cavità conchigliare, margine che richiama l’area di inserzione del legamento degli Hippuritidae. Per la valva libera si prospetta l’ipotesi che fosse di tipo opercolare, più piccola quindi della VA. In Cochlearites invece le valve hanno uguale estensione, ma diverso spessore.
Analisi roentgenografiche e colorimetriche hanno messo in evidenza in entrambi i generi l’aragonite; sono presenti strutture prismatiche e madreperlacee. La madreperla si trova in straterelli intercalati alle lamine prismatiche nelle aree pennate; sulla superficie esterna delle valve sembra avere costituito una sottile copertura continua alla quale però doveva seguire un sottile strato prismatico, che raramente si trova conservato. Non esistono tracce di madreperla nella superficie interna delle valve. La presenza della piastra solcata e dell’apice bifido della cavità umbonale determinano in Lithiotis problematica un’architettura interna singolare, nella quale si distinguono parti a struttura prismatica-laminare concentrica e strutture canalicolari, fibroso-raggiate, chiuse e aperte. I rilievi ed i solchi della piastra solcata si originavano per fessurazione longitudinale dai canalicoli: il lume di questi diventava solco, mentre i margini liberi contribuivano alla formazione dei rilievi; gli elementi superficiali della piastra solcata hanno una struttura fibroso-raggiata, aperta.
Nella revisione di Lithiotis problematica è stato preso in esame anche Plicatostylus gregarius Lupher & Packard, del Liassico dell’Oregon, del Cile e del Perù. Dal confronto si conclude che non esistono motivi di differenziazione generica.
Cochlearites loppianus è interessato da una rilevante variabilità intraspecifica, interpretabile come un fenomeno ecomorfico, che si manifesta con un aumento notevole della taglia e dello spessore delle valve e con un comportamento abnorme dell’accrescimento del legamento. Sembra che la parte interna o fibrosa del legamento si arrestasse, mentre quella esterna o lamellare continuava ad accrescersi in modo esagerato. Gli esemplari con questi caratteri abnormi sono stati indicati come Cochlearites loppianus f. A.
I due generi appartengono a due famiglie diverse; si conferma la famiglia Lithiotidae Reis, 1903, già elevata a questo rango da Cox (in Stenzel 1971), mentre si propone una nuova famiglia Cochlearitidae n. fam. Di conseguenza si renderebbe necessaria l’istituzione della nuova superfamiglia Lithiotacea n. superfam. e del nuovo sottordine Lithiotina n. subordo appartenente all’ordine Pterioida Newell, 1965.
Per quanto le notizie sulla distribuzione geografica dei due generi consentano una valutazione con significato di semplice bilancio, si può anticipare che la diffusione di questi lamellibranchi è senz’altro maggiore di quanto non appaia ora dalla cartografia delle aree di affioramento. La facies a « Lithiotis » è nota in molte altre località, ma spesso si tratta di segnalazioni con significato comprensivo di vari taxa, che è impossibile differenziare quando manca la documentazione paleontologica. Per il momento Cochlearites appartiene solo al regno della Tetide e qui sembra più frequente di Lithiotis. La situazione sembrerebbe invertita nel continente americano (margine occidentale) dove é stata segnalata soltanto Lithiotis, in formazioni bioermali, talora associata ad Opisoma o a Nerinea. E probabile che a Timor siano presenti entrambi i generi.
La distribuzione degli affioramenti nel continente americano segue l’andamento dei meridiani, essendo limitata al margine occidentale, e colloca Lithiotis in due posizioni rispettivamente a N e a S dell’equatore. Nell’Eurasia invece questi lamellibranchi compaiono lungo una fascia con andamento suborizzontale, giacente per la massima parte nell’emisfero settentrionale.
Il limite Nord di tale fascia corrisponde al dipartimento della Sarthe (Francia), mentre quello più a Sud forse giace a Timor.
Nell’area euroasiatica i due generi sembrano limitati al Regno Boreale. Per quanto riguarda Lithiotis nell’area americana, invece, non esiste una differenziazione secondo i paralleli e ci si chiede fino a che punto ciò sia a favore dell’uniformità delle faune bentoniche liassiche fra le due Americhe. 

  • Sprovieri R. (1977)

Distribuzione dei Foraminiferi bentonici nei Trubi di Bonfornello (Palermo)

pp. 61-68

Abstract

Viene studiata la distribuzione dei Foraminiferi bentonici in una sezione campionata nei Trubi affioranti in località Bonfornello (Palermo).

  • Poluzzi A. (1977)

Contributi per una revisione del genere Teuchopora Neviani 1895 (Bryozoa, Cheilostomata)

pp. 69-77

Abstract

Il genere Teuchopora viene istituito da Neviani 1895; la specie-tipo per monotipia è Alecto castrocarensis Manzoni 1875, del Pliocene medio di Castrocaro (formazione dello « Spungone »). Successivamente Harmer 1957 riscontra strette analogie con Coleopora Canu & Bassler 1927 e identifica i due taxa sotto il nome prioritario di Teuchopora.
L’esame comparato dei tipi primari di T. castrocarensis con le specie di Coleopora citate in letteratura, mette in chiaro alcuni caratteri differenziali, quali il tipo di sviluppo uni-pluriseriale, i pseudopori del muro frontale, il denticolo prossimale del peristoma, le dietellae dei muri laterali, che inducono a considerare Teuchopora come unità sistematica autonoma e la riportano alla posizione originale di genere monotipico. Altre evidenze, quali ad es. i sospetti processi di calcificazione secondaria, suggeriscono una formazione del muro frontale di tipo criptocistale e la conseguente attribuzione del taxon alla « sezione » dei Cryptocystidea di Silen 1942. Brevi osservazioni sullo « Spungone », qui interpretato come facies sedimentaria del detritico costiero, contribuiscono ad una connotazione paleoambientale degli esemplari studiati.

  • Ruggieri G. (1977)

Un caso di sinonimia in ostracodi marini quaternari

p. 79

  • Ruggieri G. (1977)

Nuovi ostracodi nordici nel Pleistocene della Sicilia

p. 81-85

Abstract

Viene fornito un elenco criticamente aggiornato degli ostracodi «ospiti nordici» fino ad oggi noti nel Pleistocene italiano. L’elenco viene integrato con la segnalazione di due specie, Actinocythereis dunelmensis (Norman) e Thaerocythere (?) sp. del Pleistocene inferiore della Valle del Belice (Sicilia).

  • Laghi G.F. (1977)

Polyplacophora (Mollusca) neogenici dell’Appennino settentrionale

pp. 87-115

Abstract

Vengono presi in considerazione i Polyplacophora trovati in alcuni affioramenti miocenici e pliocenici dell’Appennino settentrionale. Una buona parte dei reperti, poco frequenti nei sedimenti, è frutto di ricerche effettuate da chi scrive in località modenesi.
Di 20 specie, identificate e descritte, 3 vengono proposte come nuove: Ischnochiton (Simplischnochiton) anserinus, Craspedochiton (Pseudoacanthochiton) ambiguus e Criptoplax lanceolatus.
Dalla ricerca emergono alcune conclusioni circa lo studio della morfologia delle piastre, l’evoluzione delle popolazioni nell’area mediterranea, la distribuzione stratigrafica delle specie ed il significato ambientale della fauna.

  • Schroeder R. & Darmoian S.A. (1977)

Gyroconulina columellifera n. gen., n. sp., a complex ataxophragmiid foraminifer from the Agra limestone (Maastrichtian) of Northern Iraq

pp. 117-123

Abstract

A new genus of larger foraminifera, Gyroconulina (type: Gyroconulina columellifera n. gen., n. sp.) from the Agra limestone (Upper Maastrichtian) of Northern Iraq is described and figured. This new form belonging to the Ataxophragmiidae SCHWAGER, 1877 represents the most complexe genus of this family known up to now.

  • Nicosia U., Pallini G. & Schiavinotto F. (1977)

Non time-consuming method to reproduce Ammonoids sutures

pp. 125-128

Abstract

This is a description of a non time-consuming method to reproduce ammonites sutures by using acetyl cellulose films.
This method is very useful in obtaining a large number of sutures in a very short time, offers a greater reliability than the «camera lucida» and renders advantageous the complex biometric methods of which we show some examples. This method is therefore of great assistance in biometry and can be of help to the traditional methods.

  • Ruggieri G., Russo A. & Bossio A. (1977)

Pokornyella italica (Ostracoda, Podocopida) nuova specie del Miocene superiore mediterraneo

pp. 129-136

Abstract

Viene illustrata una nuova specie, Pokornyella italica, (Ostracoda, Podocopida) della sommità del Miocene marino mediterraneo (Sabeliano), rappresentante il termine evolutivo di un genere ad origine paleogenica.
La specie nuova proposta ha oltretutto un buon valore di fossile guida, essendo largamente distribuita nel Saheliano.

Issue 2

Published in December 1977

  • Gnoli M. & Serpagli E. (1977)

Silurian cephalopods of the Meneghini collection (1857) with reproduction of the original plate

pp. 137-142

  • Tintori A. (1977)

Toarcian fishes from the lombardian basin

pp. 143-152

Abstract

Toarcian fishes (Leptolepis coryphaenoides, Pachycormus sp. ind., Pholidophorus sp. ind.), are described from northern Italy for the first time. Poor preservation prevents complete anatomical description, but is sufficient for an accurate identification of the specimens. Pachycormus is recorded in the typical Tethyan area for the first time.

  • Serpagli E. & Gnoli M. (1977)

Upper Silurian cephalopods from Southwestern Sardinia

pp. 153-196

Abstract

Thirty eight species pertaining to twenty one genera have been recognized among rich material mostly collected by the authors. All the specimens of the old Meneghini’s collection (1857) have been revised. This revision of an almost unknown material allows the authors to propose some systematic emendments: 1) Orthoceras michelini Barrande, type species of genus Michelinoceras, is a junior synonym of Orthoceras grande Meneghini; 2) Orthoceras arion Barrande, type species of genus Arionoceras, is a junior synonym of Orthoceras affine Meneghini; 3) Orthoceras bohemicum Barrande is a junior synonym of Orthoceras fluminese Meneghini. Setting aside the work of Meneghini, two species, Metarmenoceras? meneghinii and Galtoceras sardoum are proposed as new. Six species are described, illustrated but left as open nomenclature.
One specimen, represented by extremely fragmentary material, is not identified generically and specifically. The assemblage tends to demonstrate equivalence with the Barrandium of Czechoslovakia.
From the palaeobiogeographic point of view representatives of actinoceroids and cyrthoceraconic genera are mentioned in the Mediterranean area. This occurrence has been here reported for the first time.

  • Ficcarelli G. & Torre D. (1977)

Phyletic relationships between Lynx group issiodorensis and Lynx pardina

pp. 197-202

Abstract

A pbyletic link between Lynx group issiodorensis from the Villafranchian of Southern Europe and Lynx pardina is hypothesized; the dental ratio analysis confirmes the hypothesis. The lynxes of l’Escale and Lunel Viel are supposed out of this trend and seem to be a result of a migration started in Asia.

  • Kotsakis T. (1977)

Due nuovi Trionyx capellinii Negri (Testudinata, Trionychidae) dell’Eocene di Monte Bolca (Verona, Italia)

pp. 203-227

Abstract

In questo lavoro si descrivono due scudi di Trionyx capellinii NEGRI dell’Eocene di Monte Bolca, del Museo di Paleontologia dell’Università di Roma, e si tenta una revisione sistematica degli esemplari noti provenienti da Monte Bolca e Monteviale.
Dopo una rassegna di tutti i ritrovamenti di trionici negli strati del Paleogene veneto si esamina la stratigrafia della Purga di Bolca. L’età del livello lignitico che ha dato i resti di tartarughe è fissata al Cuisiano superiore. Segue la descrizione dei due esemplari di Roma, il confronto con tutte le specie e sottospecie dei trionici paleogenici del Veneto, la sistematica di tutti questi chelonii.
Concludono il lavoro un esame della distribuzione del genere Trionyx nell’Eocene dell’Europa ed una ricostruzione ecologica della Purga di Bolca durante il Cuisiano superiore.
Le conclusioni sistematiche sono le seguenti:
1) T. capellinii affinis NEGRI e T. capellinii conjungens Sacco dell’Eocene di Monte Bolca sono sinonimi di T. capellinii capellinii NEGRI.
2) T. capellinii montevialensis NEGRI dell’Oligocene di Monteviale è una cronosottospecie oligocenica della specie eocenica.
3) T. capellinii schaurothianus NEGRI, T. capellinii gracilina Sacco, T. capellinii perexpansa Sacco e T. insolitus BERGOUNIOUX dell’Oligocene di Monteviale sono sinonimi di T. capellinii montevialensis NEGRI.
4) T. intermedius BERGOUNIOUX dell’Eocene di Monte Bolca è probabilmente una specie differente.
5) T. gemmellaroi NEGRI dell’Eocene di Monte Bolca è molto probabilmente sinonimo di T. capellinii capellinii NEGRI.
6) T. italicus SCHAUROTH dovrebbe avere la priorità sul nome T. capellinii NEGRI. Trattandosi però di una specie mal descritta e mal figurata si propone di considerare questo nome specifico come nomen oblitum.
7) T. cf. marginatus Owen dell’Eocene di Monte Zuello è considerato come T. cf. capellinii NEGRI, mentre per T. roncensis HARRASSOWITZ non si azzarda nessuna classificazione specifica oltre la generica Trionyx sp.
8) I due esemplari del Museo di Roma sono attribuiti a T. capellinii capellinii NEGRI.
9) Infine si notano certe affinità di T. capellinii con T. marginatus OWEN dell’Hampshire e T. austriacus PETERS della Dalmazia e dell’Ungheria.

  • Dieci G., Russo A., Russo F. & Marchi M.S. (1977)

Occurrence of Spicules in Triassic Chaetetids and Ceratoporellids

pp. 229-238

Abstract

Spicules of acanthostyle and style type in Upper Triassic species of Ceratoporellidae (Keriocoelia conica, Meandripetra zardinii, Sclerocoelia fasciculata and S. hispida) and Chaetetidae (Atrochaetetes medius) are reported for the first time. This confirms without any doubt, that the Chaetetid group belongs to the Sclerospongiae.
The occurrence of spicules in fossil Ceratoporellids allows, furthemore, a better knowledge of the taxonomy and phylogeny of the whole Sclerospongiae group.
One new genus (Meandripetra) and two new species (Meandripetra zardinii and Sclerocoelia fasciculata) are proposed.

  • Cherchi A. & Schroeder R. (1977)

La forma microsferica di Lamarmorella sarda Cherchi e Schroeder, 1975 (Foraminiferi)

pp. 239-243

Abstract

Microspheric specimens of Lamarmorella sarda Cherchi & Schroeder 1975 from the Santonian of Martigues (Dép. Bouches-du-Rhéne, France) are described. The morphological and structural differences between the two generations of this species are discussed.

  • Cigala Fulgosi F. (1977)

Heptranchias perlo (Bonnaterre) (Selachii, Hexanchidae) nel Serravalliano di Visiano (Medesano, Parma, Emilia Occidentale): considerazioni tassonomiche e filogenetiche

pp. 245-256

Abstract

Vengono analizzati alcuni odontoliti appartenenti al genere Heptranchias (Hexanchidae), selace di cui il presente lavoro segnala il primo rinvenimento allo stato fossile in Italia.
I reperti provengono da un corpo sedimentario lentiforme, fossilifero, situato al nucleo sinclinalico di un complesso arenaceomarnoso denominato in via preliminare “arenarie di Cà Stefanini” (F. Cigala Fulgosi, C. Tellini) ed ascrivibile, si presume, alla parte basale della formazione delle “arenarie di Bismantova” (subunità del “Tongriano”). L’intervallo sedimentario fossilifero, datato tramite le associazioni a foraminiferi, è risultato di età Serravalliana (probabilmente inferiore) e viene qui interpretato come un deposito riconducibile ai «bouldery debris flows» (Middleton G. V., Hampton M. A., 1973). L’associazione faunistica complessiva, in questa sede non presa in esame, in cui sono presenti, unitamente a frammenti ossei, odontoliti e periotici di cetacei, vari teleostei e selaci fra i quali numerosi denti di alcune forme di Squalidi relegati attualmente a profondità non inferiori a qualche centinaio di metri e forme batiali (Chlamydoselachus) ha indotto l’autore ad ipotizzare una facies originaria di deposizione di piattaforma marginale o localizzabile nelle regioni superiori di scarpata. La stretta affinità dei caratteri tassonomici che i reperti mostrano con i corrispettivi del recente cosmopolita Heptranchias perlo (Bonnaterre) ed una serie di considerazioni metodologiche pertinenti ai rapporti fra la nuova sistematica e la «realtà» della specie naturale nel tempo, hanno comportato l’istituzione di una cronospecie legata, si presume in modo monofiletico, al precedente taxon eo-oligocenico Heptranchias howellii (Reed) ed originatasi in epoca miocenica con persistenza stabile fino all’Attuale.

  • Mitchell C.E. & Bergström S.M. (1977)

Three-dimensionally Preserved Richmondian Graptolites from Southwestern Ohio and the Graptolite Correlation of the North American Upper Ordovician Standard

pp. 257-270

Abstract

Numerous specimens of Glyptograptus lorrainensis anacanthus n. ssp. and Mastigograptus tenuiramosus (Walcott) have been found in nodular wackestones in the Arnheim Formation of early Richmondian age at an exposure in Stonelick Lake State Park, Clermont County, Ohio, east-central U.S.A. This exposure has also yielded many other megafossils as well as conodonts, chitinozoans, and acritarchs. Glyptograptus lorrainensis anacanthus n. ssp. is described on the basis of excellently preserved isolated specimens, also including many growth stages, which have permitted the reconstruction of the rhabdosome development in detail. Some specimens show a unique, previously undescribed, thecal abnormality involving the presence of a triserial thecal pattern. A review of the available fossil data shows that broad equivalents to the New York – Quebec graptolite zones can be recognized in the type Cincinnatian shelly succession and that the base of the North American Upper Ordovician Standard apparently corresponds closely to the Orthograptus ruedemanni – Climacograptus spiniferus zonal boundary.