Bollettino SPI Vol. 4 - Issues 1, 2
Issue 1
Published in 1965
- Dieci G. (1965)
Età luteziana delle “argille di Rio Giordano” (Appennino settentrionale modenese): documentazione micropaleontologica
pp. 9-27
Vengono esposti i risultati di uno studio micropaleontologico eseguito su 17 campioni provenienti dalle marne argillose di Rio Giordano (Appennino settentrionale modenese). Sono state studiate 67 specie di foramìniferi, di queste 59 sono state determinate o avvicinate a specie note, 8 sono risultate indeterminate; in base ad esse, l’unità in esame è da attribuire a un Luteziano medio-inferiore. Le specie planctoniche presenti sono state discusse ed illustrate.
- Olivieri R. (1965)
L’aspetto della fauna a Conodonti nel Devoniano superiore del Gerrei (Sardegna)
pp. 28-63
Viene descritta e figurata una fauna a Conodonti proveniente da un livello dello spuntone di Corona Mizziu nei dintorni di Villasalto, facente parte della formazione a Clymenia del Gerrei (Sardegna), comunemente attribuita al Devoniano superiore.
Sono state determinate 47 specie appartenenti a 29 generi.
Dall’esame della microfauna a Conodonti, si può precisare che il livello studiato appartiene al Famenniano.
- Lindenberg H.G. (1965)
Die Bolivinen (Foram.) der Häringer Schichten. Mikropaläontologische Untersuchungen im Alttertiär des Unterinntal – Gebietes
pp. 64-160
Ventidue specie del genere Bolivina d’Orbigny (Foraminiferi) provenienti dagli strati di Häring (Oligocene, Terziario intralpino, Alpi settentrionali) sono rivedute tassonomicamente, descritte e figurate. Ricerche stratigrafiche sulla variabilità del gruppo Bolivina vaceki Schubert sono state eseguite, su un materiale straordinariamente ricco.
La parte paleontologica è preceduta da una breve descrizione geologica dell’area di sedimentazione, dei suoi sedimenti nonché da una discussione di carattere paleogeografico.
Nella regione della bassa valle dell’Inn si possono distinguere due ambiti di sedimentazione terziaria che oggi sono separati da una barriera tettonica.
Nell’area di sedimentazione settentrionale (regione di Oberaudorf) affiorano sedimenti dell’Eocene superiore (marini, salmastri fino a limno-fluviatili: Strati di Oberaudorf), che non hanno nessun rapporto paleogeografico riconoscibile con i sedimenti oligocenici dell’area di sedimentazione meridionale (Häring, Kössen, Reit im Winkl).
I sedimenti della zona meridionale sono:
- Strati di Häring. Si può suddividere questo ambito di sedimentazione in una parte settentrionale e in una meridionale, ciascuna delle quali con diversa lito- e biofacies. La successione degli strati di conglomerati, breccie, arenarie e marne, potente 200-350 metri, marina nella parte nord, a sud è dapprima limno-fluviatile (fino a salmastra), poi pure marina.
- Gli strati di Angerberg rappresentano una successione limno-fluviatile dell’Oligocene superiore composta di conglomerati, breccie, arenarie e marne, la quale con un’area di passaggio salmastro poco potente ricopre concordante (nell’interno del bacino) gli strati di Häring.
Viene riveduta la nomenclatura dei singoli componenti degli strati. Sulla base dei risultati geologici si possono trarre nuove vedute sulla paleogeografia di questa zona. Si trattava, per quanto riguarda il mare nel quale furono sedimentati gli strati di Häring, di un mare temporaneamente piuttosto profondo ed esteso, che offrì buone condizioni di vita a molte faune. All’inizio questo mare ebbe ancora presumibilmente collegamento verso est con altri mari marginali della Tethys. La trasgressione ebbe luogo da nord, nord-est e avvenne in relazione con lo spostamento verso ovest, sud-ovest dell’area di sedimentazione del bacino di Reichenhall e Salisburgo. In seguito a fatti di strizzamento tettonico e ad isolamento, il bacino di Häring-Reit im Winkl si andò riempiendo di sedimenti: le condizioni ecologiche divennero più o meno sfavorevoli. Gli strati limno-fluviatili di Angerberg si sviluppano da quelli di Häring con uno strato di passaggio salmastro poco potente. Anche per loro si può supporre un versamento di componenti clastici prevalentemente da nord, nord-est.
L’età oligocenica degli strati di Häring poté venir confermata con l’aiuto della microfauna. La microfauna si può suddividere in 5 associazioni faunistiche, che essenzialmente corrispondono a una successione batimetrica, via via condizionata alla temperatura. Le faune più antiche della regione possono essere ascritte all’Oligocene inferiore (con la riserva dovuta alla non chiara idea di questo livello); le associazioni marine di foraminiferi più giovani all’Oligocene medio.
Nella parte paleontologica vengono descritte le specie presenti negli strati di Häring del genere Bolivina d’Orbigny. Tra esse vi sono 3 nuove specie (B. prion n. sp., B. koessenensis n. sp., B. alpina n. sp.) e una nuova sottospecie (B. terquemi ostiocarinata n. ssp.). Il nome B. carinata Terquem 1882, che è già occupato da B. beyrichi carinata Hantken 1875, viene sostituito con B. terquemi nom . nov.
Il gruppo Bolivina vacecki Schubert viene trattato con particolare attenzione. Vengono qui presi anche in considerazione i suoi rappresentanti dell’Eocene del Terziario intralpino del bacino di Reichenhall e Salisburgo, per poter chiarire problemi tassonomici e filogenetici di questo gruppo. Inoltre sono state prese in esame per paragone popolazioni di questo gruppo di Bolivine provenienti da altri livelli stratigraficamente corrispondenti della Tethys e Paratethys dell’area alpina settentrionale e meridionale. Il gruppo Bolivina vaceki comprende le seguenti specie e sottospecie: B. vaceki vaceki Schubert, 1902 (= B. antegressa Subbotina, 1953, pars) (Eocene, Oligocene); B. vaceki glabra Hagn, 1954 (Eocene); B. vaceki cf. attenuata Cushman, 1926 (Eocene); B. vaceki bavarica Lühr, 1962 (Eocene, Oligocene); B. koessenensis n. sp. (Oligocene) e B. alpina, n. sp. (Oligocene).
Un ricco materiale (oltre 6000 esemplari di 60 popolazioni) del gruppo B. vaceki è stato esaminato biometricamente e ne sono state misurate tutte le caratteristiche tangibili. Le singole misure, oltre 50000 furono interpretate dal punto di vista della statistica di variabilità e rappresentate in 4 tavole-diagrammi e in alcune figure nel testo. Ogni specie è identificata soltanto dalla somma delle sue caratteristiche. Tutti i gruppi di valori sono rappresentati gli uni accanto agli aliri, così da rendere evidenti le variazioni nel tempo delle diverse caratteristiche.
Per Bolivina vaceki (con sottospecie) può venir illustrato lo sviluppo oriogenetico di alcuni caratteri. Si manifestano le seguenti tendenze: da guscii molto appiattiti e all’inizio anche piccoli nell’Eocene queste Bolivine si sviluppano in forme moderate fino a molto più grandi e grosse nell’Oligocene. Contemporaneamente i gusci diventano più sottili, gli angoli delle suture delle camere con l’asse longitudinale del guscio diventano più grandi, il numero delle camere aumenta. Anche la differenza morfologica tra la generazione A e B aumenta in questo lasso di tempo.
La più piccola, B. koessennensis n. sp., si accorda strettamente nell’Oligocene a questi principi di sviluppi; tuttavia essa si presenta, come B. alpina n. sp., specialmente in una facies nella quale non compare più B. vaceki e si modifica solo poco nel lasso di tempo esaminato.
Allo sviluppo ortogenetico del gruppo B. vaceki si sovrappongono modificazioni «ecceleranti» e «ritardanti», condizionate dalla facies. Queste modificazioni possono interessare ogni caratteristica, perciò anche le proporzioni del guscio. Sono soprattutto condizionati il contenuto di ossigeno del biotopo e la profondità, o fattori derivanti. Si può indicare che le modificazioni delle popolazioni fossili riscontrabili negli strati di Häring decorrono parallelamente a cambiamenti di facies del sedimento, che trovano anche conferma nella rimanente fauna. Il cambiamento legato alla facies del grupbo B. vaceki nei profili degli strati di Häring mostra grande analogia con i cambiamenti legati al contenuto in ossigeno e alla profondità, dimostrati da esempi recenti (Lutze, 1962, 1964).
Un’applicazione stratigrafica dello sviluppo ortogenetico dimostrato offre soltanto con riserva una possibilità di suddivisione un po’ più fine di quella che si poteva raggiungere finora in questo ambito stratigrafico con la maggior parte degli altri foraminiferi.
Se anche non si possono separare chiaramente delle zone, con l’aiuto della biometria si posssono però raggiungere chiare prove di differenza di età relativa di popolazioni provenienti da biotopi corrispondenti dal punto di vista della facies.
Il caso singolo è però ambiguo a causa di possibili e verosimili modificazioni, condizionate alla ecologia. Le possibilità di usare nella prassi stratigrafica queste tendenze di sviluppo sono perciò ridotte.
In collegamento ai risultati di Lühr, 1962 furono esaminati biometricamente altre due specie di foraminiferi degli strati di Häring e specialmente Bulimina sculptilis Cushman e Asterigerina rotula Kaufmann. Nuovi dati poterono partanto venir apportati alla correlazione stratigrafica dai profili oligocenici trattati e questi venir esaminati in rapporto cronologico con i sedimenti eocenici del vicino elvetico.
Prendendo spunto dalla trattazione dei sedimenti, della fauna e dei dati paleogeografici si è cercato, in confronto con risultati ottenuti da faune recenti, di fare asserzioni sulla paleoecologia degli strati di Häring. Inoltre sono state esaminate le diverse associazioni faunistiche così come le singole specie di Bolivine dal punto di vista della loro importanza ecologica.
Issue 2
Published in 1965
- Luperto E. (1965)
Foraminiferi del « Calcare di Abriola » (Potenza)
pp. 161-207
Vengono descritti ed illustrati i foraminiferi studiati su circa 3000 sezioni sottili di campioni del «Calcare di Abriola», affiorante a sud di Potenza.
Sono state individuate 70 forme appartenenti ai seguenti generi: Reophax, Lugtonia (?), Nodosinella, Ammodiscus, Glomospira, Glomospirella, Hemigordius, Ammovertella, Tolypammina, Trepeilopsis, Ammobaculites, Textularia, Spiroplectammina, Trochammina, Globivalvulina, Endothyra, Endothyranella, Agathammina, Stacheia, Nodosaria, Pachyphloia, Geinitzina, Colaniella, Robuloides, Abriolina, Astacolus, Dentalina, Frondicularia.
Sono state proposte 11 specie nuove: Hemigordius abriolensis n. sp., Hemigordius depressus n. sp., Textularia meridionalis n. sp., Trochammina conica n. sp., Nodosaria potentina n. sp., Pachyphloia parvula n. sp., Pachyphloia minima n. sp., Pachyphloia exilis n. sp., Pachyphloia subtilis n. sp., Astacolus lucanus n. sp., Astacolus tumidus n. sp.
Poichè nella microfauna studiata sono stati riconosciuti foraminiferi attualmente ritenuti predominanti nel Permiano superiore soprattutto come associazione, il Calcare di Abriola è stato provvisoriamente riferito a questa epoca, in attesa che si dirimano importanti questioni di ordine strutturale e sistematico, come quello relativo alle cosidette «Nodosarie» permiane.
- Luperto E. (1965)
Sezioni di forme nodosarioidi permiane del « Calcare di Abriola » (prov. Potenza, Appennino meridionale)
pp. 208-215
Vengono descritti e figurati alcuni aspetti di sezioni di foraminiferi nodosarioidi del «Calcare di Abriola». Si tratta di forme molto singolari, anche soltanto alla luce delle sezioni apparse all’indagine, e non consta ne siano noti i corrispondenti tipi in altri bacini. Per questa ragione esse sono proposte come specie nuove. Esse sono: «Nodosaria» abriolae z. sp., «N». nigra n. sp., «N». multilamellata n. sp., «N». spathulata n. sp.; «N». lucida n. sp.
Le specie citate sono incluse nel gen. Nodosaria soltanto in via provvisoria. Almeno una parte di esse deve essere iscritta in altri generi, per l’istituzione dei quali occorre più ricco materiale di quanto non si abbia ora, nonchè materiale sciolto.
- Braga Gp. (1965)
Briozoi dell’Oligocene di Possagno (Trevigiano Occidentale). Il contributo alla conoscenza dei Briozoi del Terziario Veneto
pp. 216-244
Sono state studiate le faune a Briozoi dell’Oligocene affiorante a Possagno, nei pressi della chiesa di S. Giustina (Trevigiano occidentale). Dopo una breve introduzione geologica, si riportano nella parte descrittiva 48 specie, di cui una nuova, Gemellipora protodecimae n. sp. precisando inoltre la posizione sistematica di alcune di queste. Si traggono infine alcune conclusioni stratigrafiche, confrontando le faune esaminate con altre già segnalate da vari autori nelle assise oligoceniche dell’Europa, in special modo della Germania e si fanno delle considerazioni ecologiche.
- Andreoli M. (1965)
Foraminiferi planctonici delle « Marne di Monte Piano » (Serie di Antognola, Appennino settentrionale parmense)
pp. 245-262
Vengono illustrati e discussi i Foraminiferi planctonici di una ricca fauna proveniente dalle «Marne di Monte Piano», serie di Antognola (Appennino settentrionale parmense). Si tratta di 24 specie, delle quali 3 vengono segnalate per la prima volta in depositi italiani. Il tipo della associazione denuncia in modo preciso l’appartenenza del deposito all’Eocene superiore.
- Luperto Sinni E. (1965)
Nuovo genere di foraminifero del Senoniano delle Murge
pp. 263-268
Si descrivono alcuni esemmpiari di foraminiferi, provenienti da strati di calcari a Rudiste delle Murge baresi attribuibili al Senoniano inferiore. Tali esemplari non sono riferibili ad alcun genere noto nella letteratura. In base ad essi si stabilisce un nuovo genere, Murgella n. gen. (Murgella lata n. gen, n. sp.).
I campioni sui quali il nuovo genere è stato fondato provengono da varie località dei dintorni di Altamura (Bari).
- Tacoli Lucchi M.L. (1965)
Italian micropaleontologic contributions issued from 1960 to 1965
pp. 269-301