Bollettino SPI Vol. 5 - Issues 1, 2
Issue 1
Published in October 1967
- Sturani C. (1966)
Ammonites and stratigraphy of the Bathonian in the Digne-Barrême area (South – Eastern France, dept. Basses – Alpes)
pp. 3-57
La serie giurese delle Catene Subalpine, tra Digne e Barrême, è stata oggetto dei lavori ormai classici di Garnier (1872) e di Haug (1891), che ne fecero conoscere la stratigrafia e le ricchissime faune. Queste ultime, tuttavia, non erano ancora state illustrate in modo adeguato.
W. J. Arkell, d’altro canto, aveva giustamente sottolineato l’importanza delle serie giuresi di questa regione, in particolare nell’intervallo Bajociano – Batoniano inferiore, per stabilire una suddivisione zonale di grande dettaglio (1956, p. 149). Una loro revisione si imponeva dunque
da tempo.
A questo scopo ho eseguito nuove raccolte di ammoniti nelle località fossilifere più note (Bas Auran, Chaudon), rilevandone la successione strato per strato.
Le faune del Batoniano così raccolte sono risultate di una ricchezza straordinaria; il loro studio, esposto nel presente lavoro, ha permesso di raggiungere notevoli risultati, sia in campo stratigrafico che in campo più strettamente paleontologico.
Il Bajociano (serie del Beaumont, del Ravin du Feston, di Chaudon) è stato ripreso contemporaneamente in esame da G. Pavia, sotto la guida dell’autore; i risultati di questa revisione verranno anch’ essi pubblicati quanta prima.
Per quanta riguarda l’inquadramento geologico regionale, è sufficiente ricordare che le serie studiate appartengono alla zona di facies delfinese e si trovano presso il margine frontale delle Catene Subalpine. Dal momento che le caratteristiche del Giurese in facies delfinese e le sue variazioni sono ben note, appare superfluo descriverle in questa sede. Vale tuttavia la pena di sottolineare la scoperta di una lacuna locale, al limite tra le facies calcareo-marnose del Bajociano – Batoniano inferiore e le “terre nere”, lacuna che interessa soprattutto il Batoniano medio.
La sezione del Bas Auran, dove la facies calcareo-marnosa del Bajociano continua per un buon tratto anche nel Batoniano, ha fornito una successione faunistica particolarmente completa al passaggio tra questi due piani e nel Batoniano inferiore. Il Batoniano medio vi è invece assai ridotto e lacunoso, essendo limitato allo strato calcareo più alto, subito sotto la base delle “terre nere”.
A Chaudon, solo gli ultimi tre strati della serie calcareo-marnosa appartengono al Batoniano (parte basale della zona a Zigzag). La loro superficie mostra evidenti tracce di erosione sottomarina, già notate da Garnier un secolo fa; una importante lacuna separa infatti questi strati
calcarei dalla base delle “terre nere”, in cui era nota da tempo una faunetta ferruginosa del Batoniano superiore, con Epistrenoceras e Prohecticoceras retrocostatum. Un po’ più a Nord, presso il Col de Pierre Basse, la parte basale delle “terre nere” ha viceversa fornito una fauna ferruginosa del Batoniano inferiore, contenente, tra l’altro, Berbericeras sekikense.
Ne segue che soltanto il Batoniano inferiore del Bas Auran si prestava ad un tentativo di suddivisione dettagliata, così come ad una discussione del limite inferiore, col Bajociano. Si sa infatti dai lavori di Guillaume, Rioult e Mouterde che i due indici di zona, Parkinsonia
parkinsoni e Zigzagiceras zigzag, si incontrano a livelli separati da un’intervallo abbastanza importante, occupato da almeno due livelli faunistici successivi con valore di sottozone.
Di conseguenza, sono stato innanzitutto condotto a distinguere una nuova sottozona a Parkinsonia bomfordi, al tetto delta zona a Parkinsoni; essa è assai ben rappresentata tanto a Chaudon che al Bas Auran; P. parkinsoni scompare a questo livello, venendo sostituita da P. subplanulata e da P. bomfordi; quest’ultima, pur essendo assai rara nella regione in esame, doveva essere scelta come indice di sottozona per ragioni di priorità. Tre Perisfinctidi, interessanti per motivi diversi, sembrano ugualmente confinati a questo livello; si tratta di Procerites
costulatosus, Planisphinctes planilobus e P. tenuissimus (il cui tipo viene da Chaudon). Accanto ad essi, numerosi Leptosphinctinae, Oppelia e Cadomites sottolineano le affinità ancora bajociane piuttosto che batoniane di questa sottozona.
Il limite Bajociano – Batoniano è stato tracciato, al Bas Auran, subito prima della comparsa di Morphoceras s.s. Per il Batoniano inferiore è stato possibile confermare l’interpretazione recente di Torrens, riconoscendovi un’unica zona, a Zigzagiceras zigzag, suddivisa in tre sottozone. La prima è ben rappresentata sia a Chaudon che al Bas Auran (strati 23-12; cf. Tav. 1); essa è caratterizzata dall’abbondanza di Parkinsonia del sottogenere Gonolkites; P. (G.) convergens è stata scelta come indice di sottozona. Prohecticoceras aff. primaevum, Parkinsonia schloenbachi, P. (G.) convergens, P. (G.) subgaleata, Morphoceras parvum, M. densicostatum, Ebrayiceras sulcatum, Bigotites diniensis n. sp., Procerites tmetolobus, P. subprocerus, P. (Lobosphinctes) intersertus, P. (Phaulozigzag) phaulomorphus, Zigzagiceras (Franchia n. subg.) arkelli n. sp. ed altri ancora, sembrano confinati in questa prima sottozona. Lissoceras psilodiscus, Oxycerites yeovilensis, O. nivernensis, Parkinsonia pachypleura, P. (Oraniceras) wiirttembergica, Morphoceras multiforme, M. patescens, comparsi a questo livello (o prima), salgono anche nella sottozona successiva. Questa abbraccia l’estensione verticale di Zigzagiceras s.s. e di Procerozigzag; entrambi sono rappresentati da numerose specie (alcune nuove) e mostrano una rapida evoluzione (Tav. 2, 23). Morphoceras macrescens ed Ebrayiceras pseudoanceps sono ugualmente limitati a questa sottozona intermedia; il primo è stato scelto come specie-guida.
L’ultima sottozona (strati 6-2 al Bas Auran) corrisponde alla zona a Fallax di Arkell; essa è caratterizzata da Procerites fowleri e P. fullonicus alla base, Morphoceras perinflatum nella parte di mezzo, Asphinctites recinctus al tetto; Siemiradzkia aurigera e Procerites imitator sono presenti attraverso tutto il suo spessore, mentre accanto ad essi persistono Lissoceras psilodiscus, Oxycerites yeovilensis ( = O. fallax auctt.) ed O. nivernensis. O. yeovilensis è stato provvisoriamente conservato come indice di sottozona, in attesa di trovarne uno più soddisfacente.
Segue la zona a Progracilis del Batoniano medio, ridotta all’ultimo strato calcareo nella serie del Bas Auran, subito sotto la base delle “terre nere”; tra le specie più indicative, rinvenute a questo livello, sono da ricordare: Oxycerites oxus, Paroecotraustes formosus e Wagnericeras fortecostatum.
Oltre settanta specie (di cui almeno cinque nuove) e tre sottospecie (tutte nuove) sono descritte nella parte sistematica del lavoro. La scoperta di queste forme nuove e lo studio dello sviluppo ontogenetico dell’ornamentazione in numerosi Procerites, Siemiradzkia, ecc., hanno permesso di interpretare sotto un angolo nuovo i rapporti filetici tra i principali generi batoniani della famiglia Perisphinctidae, ponendone in discussione l’attuale assetto sistematico. Appare infatti evidente che un buon numero di essi sono derivati, più o meno direttamente, dal genere Bigotites. Procerites (Lobosphinctes) e Zigzagiceras (Franchia n. subg.) sono particolarmente interessanti a questo riguardo, unendo caratteri ancestrali propri di Bigotites (costrizioni periodiche, accrescimento per “segmenti evolutivi”, interruzione ventrale delle coste nella parte giovanile) e caratteri nuovi (come i nodi parabolici nel nucleo di Franchia n. subg.), che ne fanno veri e propri anelli di transizione verso i generi Procerites e Zigzagiceras, rispettivamente. Nell’ambito di Zigzagiceras s.s. si assiste poi a successive modificazioni dell’ornamentazione, che portano gradualmente al genere Siemiradzkia (Tav. 2), precedentemente posto in una sottofamiglia diversa.
Lo studio del nuovo materiale ha inoltre permesso di stabilire che i generi Asphinctites e Berbericeras non appartengono alla famiglia Perisphinctidae ma alla famiglia Morphoceratidae, contrariamente all’opinione di autori precedenti.
Al termine delta parte introduttiva si è infine data una breve discussione del dimorfismo nelle ammoniti, quale risulta dalle faune batoniane prese in esame.
- Serpagli E. & Sirotti A. (1966)
Growth anomalies in Lepidocyclina (Nephrolepidina) morgani Lemoine & R. Douvillé
pp. 58-61
Vengono descritti e illustrati alcuni esemplari anomali di Lepidocyclina (Nephrolepidina) morgani Lemoine & R. Douvillé caratterizzati soprattutto dalla presenza di tre raggi di camere equatoriali. Dallo studio di diverse sezioni assiali si è potuto constatare che tali esemplari presentano due apparati embrionali. Vengono infine presentate alcune ipotesi sull’ origine di tali anomalie.
- Sirotti A. (1966)
Nummulitidae and Orbitoididae from the “Molasse di Rio Giordano” (Middle-Upper Eocene, northern modenese Apennines)
pp. 62-78
Vengono descritte e illustrate 17 specie di macroforaminiferi (Nummuliti ed Orbitoididi) provenienti da alcuni campioni raccolti nelle “Molasse di Rio Giordano” (Appennino settentrionale modenese). Il complesso da cui proviene la fauna in esame era cartografato nella Carta Geologica d’Italia all’1 : 100.000 (F. 86, Sacco, 1930 e F. 87, Lotti & Zaccagna, 1913) come m² (“Marne più o meno arenacee, talora banchi arenaceo-calcarei; spesso fossiliferi”) e riferito al Miocene per quanto riguarda la parte superiore arenacea di cui ci occuperemo nel presente lavoro, mentre la parte inferiore argillosa era cartografata assieme alle sottostanti formazioni flyschioidi cretacee.
E. Serpagli (1962) nel corso del rilevamento per la Seconda Edizione della Carta Geologica (F. 86) attribuiva all’Eocene medio-superiore l’intero complesso per la presenza di Globorotalia aragonensis e G. crassata nella parte bassa e Nummulites e Discocyclina nelle superiori molasse. Più recentemente Dieci (1965) riferiva al Luteziano medio inferiore la parte basale argillosa della formazione di Rio Giordano.
Lo studio dei macroforaminiferi della parte arenacea del complesso, a me affidato, ha portato ugualmente a risultati interessanti per la datazione delle Molasse. I campioni raccolti, di cui è possibile stabilire la posizione stratigrafica, hanno permesso di suddividere, in base al contenuto paleontologico, le “Molasse di Rio Giordano” in tre livelli. Di questi il primo, che occupa i primi 200 m di spessore, con la presenza di 15 specie riconosciute delle quali 3 esclusive del Luteziano medio, è databile con sufficiente sicurezza a questo piano.
Il secondo livello è paleontologicamente meno caratteristico in quanto sono state trovate solo 3 specie di macroforaminiferi che indicano genericamente Luteziano.
Assume poi grande importanza la fauna del Campione 9, appartenente al terzo livello e raccolto circa 430 m sopra la base delle molasse, per la presenza di Nummulites cfr. fabianii (Prever) che permette di datare questo livello all’Eocene superiore.
Verso l’alto le molasse sono pressochè prive di fossili ad eccezione di rarissimi esemplari di Discocyclina scalaris (Schlumberger).
È pertanto possibile affermare che allo stato attuale delle ricerche le “Molasse di Rio Giordano” sono databili al Luteziano medio per la loro parte basale e all’Eocene superiore per la loro parte media. L’eventuale presenza dell’Oligocene non è tuttora paleontologicamente documentabile per l’ assoluta mancanza di reperti.
- Serpagli E. & Sirotti A. (1966)
Gli strati a Lepidocyclina e Miogypsina ai Sassi di Rocca Malatina e a Montegibbio (Appennino settentrionale modenese)
pp. 79-91
Viene discussa e illustrata una associazione a Lepidocyclina e Miogypsina proveniente dalla formazione delle “Molasse dei Sassi di Rocca Malatina” nell’ Appennino modenese.
Dopa alcune osservazioni sulla Serie del Panaro e sul complesso dei Sassi di Rocca Malatina in particolare, viene stabilita per la formazione in esame un’età Oligocenica superiore in base alla associazione faunistica, ai caratteri evolutivi dei macroforaminiferi e alle microfaune dei livelli sotto e sovrastanti. I macroforaminiferi vengono infine discussi paleontologicamente.
- Medizza F. (1966)
La struttura del guscio nel genere Aragonia Finlay 1939 (Foraminifera)
pp. 92-98
Dalla studio di numerose sezioni sottili orientate di Aragonia velascoensis (Cushman) e di A. aragonensis (Nuttall), di cui la specie tipo del genere Aragonia (A. zelandica Finlay) è sinonima, si è giunti alla conclusione che tale genere è caratterizzato da un guscio monolamellare, finemente perforato, a struttura calcitica fibroso-raggiata e da una ornamentazione di tipo tessiturale-inflazionale. Non è stato possibile accertare la presenza di una piastra dentaria, nonostante che in sezione sottile si possano osservare alcuni caratteri che potrebbero far supporre l’esistenza in Aragonia di una struttura di questo tipo. In considerazione di tutti i caratteri osservati l’unica famiglia in cui tale genere può essere compreso è attualmente quella dei Bolivinitidae Cushman 1927.
- Serpagli E. & Sirotti A. (1966)
Additional remarks on growth anomalies in Lepidocyclina (Nephrolepidina) morgani Lemoine & R. Douvillé
pp. 99-100
Issue 2
Published in November 1967
- Pelosio G. (1966)
La malacofauna dello stratotipo del Tabianiano (Pliocene inferiore) di Tabiano Bagni (Parma)
pp. 101-183
Il lavoro illustra l’associazione a Molluschi delle argille del Pliocene inferiore (Tabianiano Mayer, 1867) di Tabiano Bagni (Parma), raccolta dall’autore e comprendente 97 specie, che vengono figurate in 13 tavole: 77 specie appartengono ai Gasteropodi, 15 ai Lamellibranchi e 5 agli Scafopodi. Risultano nuove per la scienza una specie (Pleurotomoides serventii) ed una sottospecie (Mitra substriatula tabianiensis). L’associazione denota ambiente fangoso e tranquillo, di profondità sui 150-300 m. Viene discussa l’originaria definizione di Mayer («Couches à Ficula ficoides»), e confrontata con alcuni dati micropaleontologici (Barbieri, 1967; Iaccarino, 1967, della medesima équipe). Il lavoro è corredato da notizie stratigrafiche sulla serie messiniano-pliocenica di Tabiano Bagni, che viene illustrata in due sezioni.
- Sirna G. (1966)
Brachiopodi miocenici dei dintorni di Scanno e della Maiella
pp. 184-196
L’Autore dà notizia del ritrovamento di una popolazione di Terebratula sinuosa (Brocchi) in affioramenti calcarei e calcareo-marnosi mediomiocenici nei pressi del lago di Scanno e sul versante nordoccidentale della Maiella. La segnalazione assume una certa importanza in quanto finora T. sinuosa era nota solo nell’Appennino settentrionale e in quello meridionale, mentre nell’Appennino centrale era stata citata con dubbio. La fauna a disposizione ha permesso inoltre di constatare una notevole variabilità dei caratteri morfologici esterni fra gli individui della popolazione; detta variabilità tuttavia non è discontinua ma graduale, per cui fra i termini estremi a morfologia diversa si nota tutta una serie di passaggi. In base a queste osservazioni e tenuto conto che gli esemplari provengono da un’unica località e dallo stesso orizzonte geologico, sorge spontaneo il dubbio sulla validità delle numerose sottospecie in cui è attualmente divisa la specie.
Dopo una rassegna critica di tutti i lavori che trattano dell’argomento dalla metà del secolo scorso a circa trent’anni orsono, l’autore ritiene che non sia superfluo esaminare in dettaglio sia i caratteri morfologici esterni che quelli interni di tutti i rappresentanti della popolazione. Ne risulta che i primi, come accennato, sono variabili mentre i secondi sono molto stabili, per cui il brachidio si presenta identico in individui che morfologicamente rappresentano gli estremi. L’Autore ritiene quindi che venga così confermata l’omogeneità della specie e non ritiene conveniente mantenere, per i motivi prima esposti, le suddivisioni in sottospecie operate nel passato.
Viene prospettato inoltre un quadro paleogeografico della zona esaminata; in base a diverse considerazioni geologiche, tenuto conto della localizzazione degli affioramenti a T. sinuosa e dell’ecologia dei brachiopodi, si ritiene, per la prima volta, che nel Miocene medio, e forse
anche prima, vi fosse un braccio di mare aperto tra la Marsica e la Maiella. Questa situazione ricalcherebbe in sostanza quanto prospettato per il Mesozoico da altri Autori.
- Ambrosetti P. & Salomoni E. (1966)
Radiological research on the structure of Elephas falconeri Busk
pp. 197-201
Radiological study of Elephas falconeri mandibles revealed interesting characteristics of teeth birth, growth and replacement. The laminae of the tooth originate separated, and join during their growth. The first tooth has three laminae, the second seven, the third and fourth respectively have ten and twelve; the fifth and sixth tooth are yet not found entire.
- Praturlon A. (1966)
Heteroporella lepina, new dasyclad species from Upper
Cenomanian – Lower Turonian of Central Apennines
pp. 202-205
Description of Heteroporella lepina, new calcareous alga recently found in Lepini Mountains (Central Apennines) from Upper Cenomanian-Lower Turonian beds. Genus Heteroporella, recently proposed by Cros & Lemoine for scarce remains of a new Liassic species to which no name given (resulting therefore the genus as formally non-valid), is reestablished on the Apenninic species. It includes dasyclad algae having fertile and sterile branches in alternating whorls, fertile ones being distally ramified.