Bollettino SPI Vol. 1 - Issue 2
Issue 2
Published in 1962
- Ruggieri G. (1962)
Alcuni Ostracodi quaternari e recenti pertinenti al genere Costa Neviani
pp. 3-9
Ridescrizione della specie tipo del genere Costa Neviani 1928 (Costa edwardsii) e notizie su alcune specie affini del Neogene, Quaternario e Recente mediterranei. Una specie del Pliocene superiore di Castellarquato, Costa punctatissima, è proposta come nuova.
- Reutter K.J. & Serpagli E. (1962)
Micropaleontologia stratigrafica sulla «Scaglia Rossa» di Val Gordana (Pontremoli – Appennino Settentrionale)
pp. 10-30
Vengono esposti i risultati dello studio di una sessantina di campioni raccolti in serie nella Scaglia di Val Gordana (Pontremoli – Appennino settentrionale). Mentre l’osservazione geologica sul terreno lascia supporre, almeno al di sopra del Turoniano, una successione regolare dei livelli, l’esame micropaleontologico di 61 campioni, contenenti foraminiferi per lo più ottimamente conservati, smentisce tale regolarità. Infatti sul Turoniano inf. appoggiano livelli dell’Eocene inferiore; e il Macigno, al tetto della serie, appoggia su livelli con fauna totalmente campaniano- maestrichtiana. Fra i due termini estremi si avvicendano, apparentemente senza regola e senza tracce visibili di notevoli fatti tettonici (escluse alcune piccole faglie), livelli a faune tutte eoceniche, altri a faune miste campaniano- maestrichtiane-eoceniche, altre ancora a faune tutte campaniano-maestrichtiane. È discussa la situazione stratigrafica del complesso e ne sono prospettate le possibili interpretazioni. Dopo alcune osservazioni specifiche sulle faune, viene fatto il confronto fra le serie stratigrafiche della Liguria orientale e quella di Val Gordana.
- Dieci G. (1962)
Pteropodi langhiani di Rio delle Bàgole (Montegibbio, Appennino settentrionale modenese)
pp. 31-42
Viene descritta e figurata una fauna a Pteropodi del Rio delle Bagole presso Montegibbio (Modena). Sono state determinate sei specie. Una di esse e nuova per la scienza: Spiratella zibinica n. sp.
Dall’esame della microfauna a Foraminiferi, il livello a Pteropodi viene considerato di età langhiana. Dopo una breve rassegna sulle faune a Pteropodi italiane, viene brevemente tracciata la posizione sistematica del gruppo.
- Cuzzi G. (1962)
Osservazioni sul genere Punctaptychus e sulla specie Punctaptychus punctatus (Voltz) f. typ.
pp. 43-51
Dopo alcune considerazioni di carattere generale sul gen. Punctaptychus, l’A. riesamina la specie Punctaptychus punctatus (Voltz) f. typ. su 21 esemplari provenienti dalle formazioni del Giura superiore e del Cretaceo inferiore di diverse località lombarde.
Lo studio, basato fondamentalmente sull’andamento delle coste dello strato strutturale intermedio, ha portato ad una restrizione del campo di variabilita specifica di Punctaptychus punctatus (Voltz) f. typ. ed alla proposta di istituzione di una nuova specie: Punctaptychus
rectecostatus n. sp.
- Longinelli A., Tongiorgi E. & Trevisan L. (1962)
Oxygen isotopic composition of some Pelecypoda from two Calabrian faunas
pp. 52-57
È stato misurato il contenuto in O18 del carbonato di calcio di conchiglie lamellibranchi fossili provenienti dai giacimenti calabriani di Valtebiaia e Luciana. Per le caratteristiche della fauna, il primo dei due giacimenti è ritenuto posteriore al secondo.
Le specie prese in esame sono trentatre, nove delle quali in comune alle due faune. I risultati ottenuti non possono essere interpretati in termini esatti di temperatura, non essendo nota la composizione isotopica del mare nei due diversi momenti del Calabriano. Ad ogni modo, per sette delle specie comuni, gli esemplari raccolti a Luciana hanno mostrato un contenuto in O18 maggiore di circa un’unita di δ rispetto agli esemplari raccolti a Vallebiaia. Due specie, Arcopagia ventricosa e Venus fascista, mostrano invece un comportamento anomalo. Dal contenuto in O18 degli esemplari di Arcopagia ventricosa si può dedurre che, mentre a Luciana (anaglaciale) gli individui appartenenti a questa specie formavano la loro conchiglia nel periodo estivo, a Vallebiaia, quando già il clima si stava evolvendo verso un interglaciale, gli individui della stessa specie preferivano la stagione invernale per deporre il carbonato di calcio.
In base a ciò e a diverse considerazioni relative da un lato al comportamento delle specie plioceniche estinte entro il culmine della prima glaciazione e dall’altro al comportamento di quelle che, essendo riuscite a superare il culmine della prima glaciazione, andarono poi estinguendosi nel corso dei successivi interglaciali, è possibile dedurre quanto segue.
Quando una specie, già adattata ad un certo ambiente, deve affrontare una variazione climatica, può tendere a conservare l’intervallo di temperatura di deposizione del carbonato di calcio a lei più opportuno, indipendentemente dall’avvicendamento stagionale, oppure può rimanere legata al periodo stagionale nel quale già prima era solita deporre il carbonato di calcio, adattandosi ad un nuovo intervallo di temperatura per la deposizione stessa. Talvolta è possibile un compromesso fra queste due diverse tendenze; tuttavia, quando le variazioni tendono a divenire troppo ampie, una delle due esigenze finisce col prevalere, provocando la differenziazione di un nuovo ecotipo che può anche presentare caratteri morfologici particolari, riconoscibili nella conchiglia. Il nuovo tipo specializzato può essere inadatto a sopravvivere ad ulteriori variazioni climatiche in senso opposto.
Le ipotesi enunciate potranno essere confermate da successive ricerche: comunque, si delinea già dal presente studio la possibilità che l’indagine sulle paleotemperature possa portare un fondamentale contributo alla definizione di quelle entità sistematiche che possono talvolta risultare di difficile interpretazione.
- Tacoli Lucchi M.L. (1962)
Italian micropaleontologic contributions issued from 1957 to 1960
pp. 58-68
- Sacchi-Vialli G. & Cantaluppi G.M. (1962)
Risultati preliminari della revisione della fauna ad Ammoniti di Saltrio (Lombardia)
pp. 69-71